Baciami la linea del collo, la curva della spalla, le ossa sporgenti che sanno. Baciami prima dove arriva il sole, poi nei punti più in ombra, dove sono disegnati i rami. Bacia l’angolo dove sono rimasti intatti i sogni.
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Fare marmellate mi rilassa. Mi piace sempre di più. Mi godo ogni fase, sin dalla scelta degli ingredienti. Perchè scegliere è importante: dall’unire, nasce il fondere; dal fondere, nasce la completezza; dalla completezza, nasce l’appagamento.
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Sposto il calendario indietro di qualche stagione, riavvolgo il nastro ad agosto e torno ad una giornata assolata di abiti leggeri e aria serena, in cui ho festeggiato il mio compleanno convinta di essere in Provenza, tra tuttoquellocheamo.
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Le giornate a volte mi sembrano una combinazione di incastri da trovare come quando mi incaponivo con il cubo di Rubik e restava fuori sempre la casella verde, oppure quando provavo a finire quei puzzle da 2000 pezzi con mia nonna che mi diceva “Inizia dai bordi, che è più facile”. Mi piaceva farli seduta…
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Se con la zucca mi sono stupita, con il cioccolato mi sono ricreduta. Giù la maschera, è giunto il momento di dirvelo: nella mia vita di bambina c’è stato pochissimo cioccolato. Per scelta. Perché non mi piaceva. Non mettevo il Nesquik nel latte. Non divoravo tavolette. Non mangiavo le uova di Pasqua. Al massimo, l’ovetto…